Aree di intervento
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Adulti che
si interrogano
Nella pratica di ascolto degli adulti si incontrano questioni e sofferenze che possono radicarsi in specifiche aree di vita, come la situazione lavorativa, dubbi sull’amore o sul rapporto con il partner, incertezze sul proprio modo di essere genitori.
Qualunque sia l’area specifica da cui sorge la sofferenza del soggetto, questa va ad intaccare anche le altre aree, fino al punto di non capire più quale sia l’origine del problema.
Possono sorgere o ripresentarsi sintomi che manifestano la sofferenza del soggetto anche a livello corporeo. Pensiamo agli attacchi di panico, all’ansia, ai disturbi alimentari o alla depressione e all’isolamento. Ciascuno ha il proprio modo specifico di manifestare il proprio disagio, non solo a parole, ma anche attraverso il corpo. Ascoltare le parole con cui ciascuno dà voce al proprio vissuto, accogliere i sintomi che il corpo mette in campo, sono i primi passi per poter individuare qual’è la matrice della sofferenza e quindi la domanda di fondo che spinge un individuo ad incontrare lo psicoterapeuta.
Per ciascuno si aprirà la possibilità di domandare e domandarsi sulla propria particolare sofferenza, insieme articoleremo un discorso singolare che permette di uscirne.
È possibile
capirsi?
La questione del “capirsi” è sicuramente quella che maggiormente spinge le coppie o un soggetto della coppia a chiedere un aiuto. Il non sentirsi capiti o il non riuscire a capire l’altro è il principale punto di sofferenza tra i partner. Tra soggetti che si amano nascono fraintendimenti, delusioni, rancori, che spesso non riescono a trovare il modo di dirsi. Con tutti gli sforzi che una coppia può compiere nel tentativo di spiegarsi, l’uno all’altro, spesso si ritrova a fare i conti, nuovamente, con incomprensioni che si accumulano.
Che cosa non permettere a due soggetti di capirsi?
Quello che si gioca nella coppia è molto spesso il risultato di quello che si è giocato per ciascuno dei partner nella propria storia. Non sempre la coppia riesce a costituirsi come un incontro nuovo, un nuovo nucleo, a volte resta un contenitore delle modalità relazionali pregresse, che si riattuano.
Nella costituzione della coppia si rimettono in moto dinamiche già sperimentate in altri contesti per approdare, dopo qualche tempo, a vedere che chi abbiamo davanti non è colui che ha sostenuto, in passato, certe modalità relazionali. Questo è un passaggio fondamentale, che ciascun soggetto della coppia può compiere.
Il tempo di vedere, di comprendere, di dire e dirsi che ciascuno entra nella coppia portando un bagaglio, che è estraneo all’altro.
La coppia può contenere e può esplodere e l’unico strumento che ha è quello della parola e dell’ascolto.
Incontrare la coppia è permettere che la parola possa circolare e diluire quei risentimenti e quelle frustrazioni, che non permettono più di “capirsi”.
Adolescenti
in cerca di se
Se l’adulto è colui che soffre per come si è posizionato nella sua vita, per come si adattato alla sua storia, l’adolescente è colui che si trova ancora a giocare le carte della sua vita.
L’adolescenza è un momento di scelte, di scoperte, di riattivazione di ciò che è stato e di scommessa per ciò che sarà.
Non è ancora stabilità un’identità definita, il corpo prende il sopravvento con le sue passioni, occorre scegliere le parole che possono descrivere il sè.
E’ difficile per un adolescente essere “se stesso”, nel momento in cui ancora non è chiaro qual’è il vero sè.
Il “gioco” che l’adolescente si trova ad affrontare riguarda il testare i propri limiti e i limiti della società, scegliere quali aspetti del sè bambino tenere e quali lasciare, trovare un equilibrio tra la via in cui l’altro lo ha indirizzato e quella che immagina essere la propria strada.
Diventano riferimenti fondamentali i compagni, i pari, e i genitori sentono di perdere il loro ruolo nell’accogliere e contenere le sofferenze.
Spesso questo lavoro dell’adolescente produce inciampi, sintomi, difficili da fronteggiare da solo o con l’aiuto dei pari.
L’ascolto delle parole dell’adolescente, libero da aspettative e desideri su di lui, permette un incontro meno doloroso con il proprio sè.
Profilo.
Laureata in Psicologia Clinica e di Comunità presso l’Università degli studi di Bologna e specializzata in psicoterapia ad indirizzo psicoanalitico presso l’Istituto di Ricerca in Psicoanalisi Applicata (Irpa di Milano), allieva di Massimo Recalcati. La scelta della Psicoanalisi porta con se l’adesione ad una precisa Etica di Cura, quella della soggettività. I maestri della Psicoanalisi, Freud e poi Lacan, hanno permesso che emergesse una nuova idea di soggetto, un soggetto scavato, alla ricerca di un senso, un soggetto mancante, che non si riconosce pienamente nell’Io.
L’ascolto psicoanalitico permette che le domande soggettive trovino voce e prendano corpo nel qui e ora dell’incontro. La formazione psicoanalitica non ha seguìto soltanto l’impronta dei testi dei grandi Maestri, ciò che è fondamentale è il percorso di analisi personale.
L’analisi personale permette di sperimentare in prima persona come si lavora in analisi e qual’è la portata trasformativa di questo lavoro, alla fine. L’analisi personale ha anche uno scopo formativo, cioè quello di riconoscere i vissuti, le emozioni, le reazioni che sono proprie dell’analista così da non sovrapporle a quelle del paziente che ascoltiamo.
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